lunedì 23 dicembre 2019

Il nuovo lessico della partecipazione democratica. Un libro di Michele Sorice




di Damiano Palano

Questa recensione al libro di Michele Sorice, Partecipazione democratica. Teorie e problemi, ospitato nella nuova collana «Lessico democratico» (Mondadori Università, pp. 159, euro 13.00), è apparsa sul quotidiana "Avvenire" il 7 luglio 2019.

«La libertà è partecipazione», cantava Giorgio Gaber negli anni Settanta, in una fase in cui la politica sembrava onnipresente. Da allora le cose sono notevolmente cambiate e la partecipazione dei cittadini alla vita pubblica ha cambiato forma, tanto da diventare talvolta invisibile. Quasi senza eccezioni il numero degli iscritti ai partiti è bruscamente calato in tutte le democrazie occidentali e anche il tasso di affluenza alle consultazioni elettorali è sensibilmente diminuito (sebbene le differenze tra i vari contesti nazionali siano notevoli). Al tempo stesso, è cresciuto però un impegno meno strutturato, ‘intermittente’, molto spesso inafferrabile da parte degli stessi soggetti organizzati. E proprio per cogliere i mutamenti intervenuti negli ultimi decenni le scienze sociali hanno dovuto aggiornare la loro cassetta degli attrezzi. 
Una guida per orientarsi in queste trasformazioni è rappresentata dal volume di Michele Sorice, Partecipazione democratica. Teorie e problemi, ospitato nella nuova collana «Lessico democratico» di Mondadori Università (pp. 159, euro 13.00). Per un verso, la partecipazione è stata rinnovata ‘dal basso’, con la costruzione di reti organizzative che si sono poste l’obiettivo di sviluppare forme inedite di impegno civico. Per un altro, sono state invece le stesse istituzioni a promuovere, ‘dall’alto’, il coinvolgimento dei cittadini, sperimentando per esempio alcuni tentativi di e-government, consultazioni pubbliche, forme di dibattito pubblico e strumenti di democrazia elettronica, a supporto di processi deliberativi. Il principale esempio in questo senso è rappresentato dal débat public francese, che consiste in un processo istituzionalizzato di consultazione e che profila anche un nuovo canale di partecipazione. Le sperimentazioni si sono indirizzate inoltre verso una più radicale «innovazione democratica», di cui Sorice individua cinque principali aree: la creazione di «mini pubblici», che sono assemblee composte da un campione rappresentativo di una determinata popolazione; i bilanci partecipativi, sperimentati a livello locale; i referendum e le iniziative dei cittadini, che introducono meccanismi di democrazia diretta a fianco delle istituzioni rappresentative; la governance collaborativa, in cui la negoziazione prevede il coinvolgimento di attori di profilo differenziato; infine, la partecipazione digitale, che può concretizzarsi in piattaforme di partecipazione democratica. Ed è ovviamente proprio questo uno dei punti più delicati. Il grande entusiasmo alimentato dalla democrazia elettronica si è infatti scontrato con una serie di ostacoli. Non solo perché la tecnologia non è ‘neutra’. Ma anche perché, come sottolinea Sorice, il rischio è che l’utilizzo di questi strumenti conduca alla standardizzazione delle stesse pratiche partecipative. E questo significa dunque che le nuove tecnologie possono contribuire davvero a rafforzare le dinamiche democratiche solo se sono inserite all’interno di strutturate procedure partecipative e deliberative.

Damiano Palano

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