domenica 17 marzo 2019

"Sharp Power. La guerra (digitale) è già cominciata?" - Una discussione con Paolo Messa, Pier Donato Vercellone, Simone Crolla, Vittorio E. Parsi - A Milano, lunedì 18 marzo 2019, ore 11.30


Lunedì 18 marzo, ore 11:30 

Sharp Power
La guerra digitale è già cominciata?

In occasione della pubblicazione del volume di 
Paolo Messa, L’era dello Sharp Power. La guerra (cyber) al potere, Egea, Milano, 2018.

Con 

Pier Donato Vercellone (Presidenti Ferpi) 
Vittorio Emanuele Parsi (Università Cattolica del Sacro Cuore – Aseri) 
Simone Crolla (American Chambers of Commerce in Italy) 
Paolo Messa (Centro Studi Americani)

Introduce: Damiano Palano

Università Cattolica
Largo Gemelli 1
Milano
Aula G.005 Cripta Aula Magna

sabato 16 marzo 2019

Popolo contro élite? Il malesse della democrazia europea e le sue radici



di Damiano Palano

Per molti anni, dopo il 1989, un po’ tutti abbiamo creduto che la Storia fosse finita. Non tanto perché pensassimo che non ci sarebbero stati mutamenti, innovazioni e conflitti più o meno cruenti. Quanto perché – come scrisse Hegel a proposito degli ideali della rivoluzione francese, all’indomani della vittoria di Napoleone a Jena nel 1806 – anche noi abbiamo ritenuto che la democrazia liberale avesse definitivamente sbaragliato i suoi antagonisti. E soprattutto abbiamo immaginato che i possibili mutamenti futuri avrebbero semmai potuto ‘migliorare’ le forme della democrazia liberale, senza però metterne in questione i cardini. Anche per questo, i politologi occidentali che per anni hanno puntualmente registrato le evoluzioni della nostra geografia elettorale, non hanno mai preso seriamente in considerazione l’idea che le «democrazie mature» fossero esposte a rischi fatali. Con una chiave di lettura più ottimista, alcuni hanno interpretato le trasformazioni seguite al crollo del blocco sovietico nei termini di un passaggio dalla democrazia dei partiti a una «democrazia del pubblico»: un assetto in cui gli elettori, liberi dai vincoli ideologici, potevano votare esprimendo la loro opinione, valutando – proprio come il pubblico di un teatro – le proposte avanzate dai vari candidati. Altri, con uno sguardo più pessimista, hanno invece rinvenuto nel calo della partecipazione politica e nella crescente sfiducia verso la classe politica e verso le istituzioni i sintomi di una crisi incipiente, o comunque di un ‘malessere’ capace di indebolire le basi della convivenza democratica. Ma in ogni caso, neppure i più pessimisti hanno rinvenuto in queste tendenze minacce davvero capaci di determinare un ‘crollo’, o quantomeno di ‘deconsolidare’ l’assetto dei regimi democratici.

A un certo punto il contesto è invece cambiato radicalmente e i sismografi che misurano le oscillazioni del clima di opinione hanno incominciato a impazzire. Nel 2016 – con il referendum sulla Brexit e la trionfale cavalcata elettorale di Donald Trump – il mutamento è diventato eclatante, anche se retrospettivamente si può riconoscere il punto di avvio del nuovo ciclo già nel 2008. In ogni caso, a partire da quel momento il «pubblico» delle democrazie occidentali ha assunto i tratti di una massa rancorosa, mentre la silenziosa disaffezione lamentata nei due decenni precedenti si è tramutata in ostilità verso ogni «casta» e in rumorosa insofferenza verso l’establishment. Per dare un nome a questa esplosione di risentimento molti hanno estratto dalla ‘cassetta degli attrezzi’ delle scienze sociali il concetto di «populismo». Così è diventato un luogo comune dire che siamo dinanzi a una rivolta del «popolo» contro l’establishment, o – come ha scritto per esempio Alessandro Baricco alcuni mesi fa – che stiamo assistendo alle conseguenze della rottura del «patto» tra il popolo e le élite, su cui le democrazie mature si sarebbero fondate per settant’anni. E qualcuno si è anche spinto a sostenere che la linea di divisione tra «alto» e «basso» avrebbe ormai sostituito – forse persino in via definitiva – la vecchia linea di demarcazione tra destra e sinistra, irrimediabilmente consegnata al passato. Ma chi utilizza la nozione di «populismo» spesso finisce col farne un uso piuttosto disinvolto, talvolta adoperandolo come una vera e propria clava ideologica, e in ogni caso senza avvedersi (quasi mai) delle distorsioni che si nascondono in quella nozione. Il concetto di «populismo», pur avendo delle radici nel narodnicetsvo russo e nel People’s Party statunitense della fine dell’Ottocento, venne infatti radicalmente ridefinito dai politologi americani degli anni Cinquanta e Sessanta. E da quel momento porta con sé una distorsione originaria, che – più che descrivere un’ideologia, una mentalità, uno stile politico – tende a squalificarlo come una forma deteriore di demagogia, come una propaganda irrazionale, moralista e manichea, come una tendenza plebiscitaria implicitamente totalitaria. Certo non è difficile riconoscere nel linguaggio dei «populisti» contemporanei molti di questi tratti. Adottando questo schema interpretativo si rischia però di replicare quella stessa logica semplificatrice, rozza, manichea, che viene rimproverata ai «populisti», e cioè di attribuire a questi ‘nemici’ della democrazia liberale qualcosa che, a ben guardare, è un tratto costitutivo dello stesso progetto democratico occidentale.

Forse per capire davvero cosa c’è dietro la ‘rivolta’ del popolo contro le élite dovremmo invece mettere da parte – o usare con cautela – il concetto di «populismo». E dovremmo mettere in questione quella chiave di lettura che vede nel presente la rivolta del «popolo» rabbioso, ignorante, brutale, contro le «élite». Interrogandoci un po’ più seriamente sulle radici profonde di un mutamento che investe – non da oggi – gli immaginari politici, le organizzazioni, gli stili di partecipazione, la crescita della polarizzazione. Perché probabilmente la Storia è davvero ricominciata. Ma molto di quello che ci appare ‘nuovo’ è forse solo qualcosa che avevamo dimenticato.

Damiano Palano

***

Ciclo «Politica in transizione» 2019 (Quarta edizione)




Popolo contro élite?
Otto incontri sul malessere della democrazia europea


Venerdì 8 marzo, ore 14.30
Oltre la destra e la sinistra? 
In occasione della pubblicazione del numero della rivista «Spazio filosofico» (22/2018) dedicato a Destra e sinistra
Con Roberto Chiarini (Università degli Studi di Milano), Nicola Pasini (Università degli Studi di Milano), Vittorio Emanuele Parsi (Università Cattolica del Sacro Cuore - Aseri)
Introduce: Damiano Palano
Aula G.014 – Sala Negri da Oleggio


Venerdì 15 marzo, ore 14.30
Cosa resta della Repubblica dei partiti?
In occasione della pubblicazione del volume di Piero Ignazi, I partiti in Italia dal 1945 al 2018, Il Mulino, Bologna, 2018,
Con Paolo Colombo (Università Cattolica del Sacro Cuore) e Piero Ignazi (Università degli Studi di Bologna)
Introduce: Damiano Palano
Aula G.016 Maria Immacolata

Lunedì 18 marzo, ore 11:30 – Cripta Aula Magna
Sharp Power
La guerra digitale è già cominciata?
In occasione della pubblicazione del volume di Paolo Messa, L’era dello Sharp Power. La guerra (cyber) al potere, Egea, Milano, 2018.
Con Pier Donato Vercellone (Presidenti Ferpi), Vittorio Emanuele Parsi (Università Cattolica del Sacro Cuore – Aseri), Simone Crolla (American Chambers of Commerce in Italy) e Paolo Messa (Centro Studi Americani)
Introduce: Damiano Palano
Aula G.005 Cripta Aula Magna

Lunedì 25 marzo, ore 15.30
Metamorfosi di un partito
La Lega di Matteo Salvini
In occasione della pubblicazione del volume di Gianluca Passarelli e Dario Tuorto, La Lega di Salvini. Estrema destra di governo, Il Mulino, Bologna, 2018.
Con Martino Mazzoleni (Università Cattolica del Sacro Cuore), Gianluca Passarelli (Università La Sapienza – Roma), Dario Tuorto (Università di Bologna).
Introduce: Damiano Palano
Aula G.014 - Sala Negri da Oleggio

Lunedì 1 aprile, ore 15.30
Le lobby sono un male per la democrazia?
In occasione della pubblicazione del volume di Andrea Pritoni, Lobby d’Italia. Il sistema degli interessi tra Prima e Seconda Repubblica, Carocci, Roma, 2017.
Con Andrea Pritoni (Università di Torino), Martino Mazzoleni (Università Cattolica) e Antonio Campati (Università Cattolica del Sacro Cuore)
Introduce: Damiano Palano
Aula G. 152

Venerdì 5 aprile, ore 14.30
Democrazia avvelenata
In occasione della pubblicazione del volume di Dario Antiseri, Enzo Di Nuoscio, Flavio Felice, Democrazia avvelenata Rubbettino, Soveria Mannelli, 2018.
Con Silvio Cotellessa (Università Cattolica del Sacro Cuore) e Flavio Felice (Università degli Studi del Molise)
Introduce: Damiano Palano
Aula G. 117 Duns Scoto

Lunedì 6 maggio, ore 15. 30
Possiamo guarire dalla «demopatìa»?
In occasione della pubblicazione del volume di Luigi Di Gregorio, Demopatìa. Sintomi, diagnosi e terapie del malessere democratico, Rubbettino, Soveria Mannelli, 2019.
Con Patrizia Catellani (Università  Cattolica del Sacro Cuore), Luigi Di Gregorio (Università della Tuscia) e Ruben Razzante (Università Cattolica del Sacro Cuore)
Introduce: Damiano Palano
Aula G.127 Pio XI

Lunedì 13 maggio, ore 15.30
La buona politica 
Come ricostruire una «comunità di destino»?
In occasione della pubblicazione del volume di Paolo Pombeni, La buona politica (Il Mulino, Bologna 2019).
Con Guido Merzoni (Università Cattolica del Sacro Cuore), Lorenzo Ornaghi (Università Cattolica del Sacro Cuore) e Paolo Pombeni (Università di Bologna)
Introduce: Damiano Palano
Aula NI 110 (Via Nirone)

Tutti gli incontri si svolgeranno presso la sede milanese dell’Università Cattolica (Largo Gemelli 1, Milano).
Gli incontri sono aperti al pubblico

Il ciclo è patrocinato da 
Dipartimento di Scienze politiche - Università Cattolica
Facoltà di Scienze politiche e sociali - Università Cattolica

Per informazioni:
democrazieintensione@gmail.com

mercoledì 13 marzo 2019

Cosa resta della Repubblica dei partiti? Un incontro con Piero Ignazi, Paolo Colombo, Damiano Palano - venerdì 15 marzo, ore 14.30







Ciclo «Politica in transizione» (Quarta edizione)
Popolo contro élite?
Otto incontri sul malessere della democrazia europea


Venerdì 15 marzo, ore 14.30



Cosa resta della Repubblica dei partiti?



In occasione della pubblicazione del volume di Piero Ignazi, I partiti in Italia dal 1945 al 2018 (Il Mulino, Bologna, 2018)






Con Paolo Colombo (Università Cattolica) 
Piero Ignazi (Università di Bologna)
Damiano Palano


Università Cattolica
Largo Gemelli 1
20123 Milano
Aula G.016 Maria Immacolata

mercoledì 6 marzo 2019

La «recessione democratica» e la crisi del liberalismo. Il rapporto Ispi 2019 "La fine dei un mondo. La deriva dell'ordine liberale"





di Damiano Palano



Mercoledì 6 marzo, alle 12.30, nella Sala della Gloria dell’Università Cattolica di Brescia (Via Trieste 17), verrà presentato il rapporto 2019 realizzato dall’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (Ispi) e intitolato «La fine di un mondo. La deriva dell’ordine liberale». 
La discussione, cui prenderanno parte Enrico Fassi, Damiano Palano e Arturo Varvelli (Ispi), è il primo appuntamento del ciclo «L’Europa al bivio», organizzato dalla Facoltà di Scienze politiche e sociali in vista delle elezioni di fine maggio. I
l rapporto «La fine di un mondo» può essere scaricato gratuitamente su www.ispionline.it
Di seguito viene anticipato uno stralcio dell’intervento di Damiano Palano.


Nel corso degli ultimi decenni l’idea che i regimi democratici occidentali potessero essere colpiti da una crisi letale non ha cessato di offrire lo scenario per trame fantapolitiche, ma è stata considerata assai poco realistica dalla gran parte del dibattito politologico. Dopo l’euforia degli anni Novanta, non sono certo mancate diagnosi che hanno intravisto in alcuni aspetti dei sistemi politici occidentali – per esempio, nel calo della partecipazione popolare, nella scarsa fiducia riposta nella classe politica, nel ridimensionamento del welfare State – i segnali di un «disagio» o addirittura di una transizione verso una forma inedita di «postdemocrazia». Ma il consolidamento delle democrazie «mature» veniva considerato come un dato acquisito. Dopo l’esplosione della crisi finanziaria globale, le diagnosi hanno invece iniziato ad assumere una connotazione più pessimista. Ma solo dal 2016, dopo il referendum sull’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea e la conquista della Casa Bianca da parte di Donald Trump, la percezione di molti osservatori si è davvero modificata. A partire da quel momento si è infatti iniziato a prendere sul serio l’ipotesi che alcuni processi possano alterare i tratti distintivi di un assetto liberal-democratico, che si stia delineando un «deconsolidamento» delle democrazie occidentali, o che la «rivolta populista contro l’economia mondiale» possa addirittura preludere al tramonto del liberalismo. 
A livello globale, i segnali di una significativa «recessione democratica» sono piuttosto evidenti. Innanzitutto, si è esaurita da ormai più di un decennio la residua spinta propulsiva della «terza ondata» di democratizzazione, ossia della marcia di espansione della democrazia liberale nel mondo cominciata nel 1974 con la caduta del regime autoritario in Portogallo e poi proseguita alla fine degli anni Ottanta con la dissoluzione dei regimi del socialismo reale.

Ulteriori segnali di una significativa «recessione democratica» giungono però anche dalle dinamiche interne dei sistemi politici occidentali, e più precisamente nel logoramento di alcune delle garanzie che consentono la competitività tra partiti e il pluralismo informativo. Insieme all’evoluzione della Turchia di Recep Tayyip Erdoğan, gli esempi più significativi di questa tendenza sono offerti da due Stati membri dell’Unione europea come Ungheria e Polonia, che – in virtù di misure ritenute lesive della libertà di espressione e dell’indipendenza della magistratura dal potere politico – sono considerati da molti osservatori come casi di «democrazia illiberale». Lo stesso Orbán in diverse occasioni ha d’altronde definito il proprio modello di riferimento come una «democrazia cristiana illiberale», che, contrastando l’indirizzo multiculturalista e cosmopolitico delle élite tecnocratiche dell’Ue, punta a difendere gli interessi e le tradizioni nazionali, sulla base di un vasto sostegno popolare. Più in generale, i segnali di una «contro-rivoluzione» anti-liberale possono essere riconosciuti in tutti quei sistemi politici – per esempio in Austria, in Francia, in Germania, in Italia, nei Paesi Bassi e negli Stati Uniti di Trump – che, nel corso degli ultimi anni, sono stati teatro dell’ascesa di formazioni «neo-populiste» portatrici di posizioni anti-immigrazione, anti-globalizzazione e anti-establishment, più o meno connotate in senso nazionalista e nativista. E così, se alla fine degli anni Novanta la formula «democrazia illiberale» identificava regimi «ibridi» nei quali il processo di democratizzazione si era arrestato, oggi viene invece a indicare soprattutto un assetto contrassegnato da una progressiva divaricazione tra democrazia e liberalismo, verso cui potrebbero indirizzarsi in misura crescente anche gli stessi sistemi politici occidentali.


Si può scaricare il testo completo al sito



martedì 5 marzo 2019

L'Europa al bivio. Sette incontri sulle sfide dall'Unione europea - Dal 6 marzo 2019, all'Università Cattolica di Brescia



Il mondo in disordine – Seconda edizione


L’Europa al bivio

Sette incontri sulle sfide dell’Unione europea



Università Cattolica del Sacro Cuore

Via Trieste 17, Brescia





Un ciclo di incontri per prepararsi alle elezioni europee di maggio



Quarant’anni dopo le prime elezioni del 1979, alla fine di maggio circa 400 milioni di europei saranno chiamati alle urne per rinnovare il Parlamento di Bruxelles. Le consultazioni – che per la prima volta non vedranno la partecipazione del Regno Unito – sono probabilmente le più importanti nella storia dell’Ue. E non solo perché i sondaggi preannunciano che nel nuovo Parlamento siederanno molti esponenti di forze «populiste», «euroscettiche» o esplicitamente «eurocritiche».

In vista di questo appuntamento, la Facoltà di Scienze politiche e sociali dell’Università Cattolica organizza nella sua sede bresciana il ciclo L’Europa al bivio. Sette incontri sulle sfide dell’Unione europea, che prosegue la riflessione sulle trasformazioni geopolitiche del presente iniziata l’anno scorso con le conferenze su Il mondo in disordine. Nei diversi appuntamenti – che saranno introdotti da Damiano Palano, coordinatore del Corso di laurea in Scienze politiche e delle relazioni internazionali - saranno esaminate alcune delle principali sfide con cui già oggi l’Ue si trova alle prese e che nei prossimi anni decideranno il destino politico del Vecchio continente.

Nel primo incontro, che si terrà mercoledì 6 marzo 2019, alle 12.30, si discuterà delle principali tendenze individuate dal rapporto 2019 realizzato dall’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (Ispi) e intitolato «La fine di un mondo. La deriva dell’ordine liberale». La discussione, cui prenderanno parte Enrico Fassi e Arturo Varvelli (Ispi), si soffermerà in particolare sulle tendenze ‘sovraniste’, sul ritorno del protezionismo e sulla «recessione democratica».

Il secondo appuntamento, giovedì 21 marzo, ore 12.30, avrà invece come oggetto la sfida delle migrazioni, che sarà considerata da Monica Spatti, Antonio Zotti ed Enrico Fassi, con l’apporto di una pluralità di prospettive.

Giovedì 28 marzo, alle ore 14.00, nel terzo incontro del ciclo, Paolo Costa (Fondazione Bruno Kessler – Trento) e Alessio Musio (Università Cattolica) discuteranno insieme a Damiano Palano del Il labirinto della sovranità, riflettendo in particolare sulle radici filosofiche del sovranismo contemporaneo e sulle implicazioni che la ricerca di sicurezza ha sull’esperienza personale.

Nel quarto incontro, martedì 2 aprile, alle 14.30, grazie all’aiuto di Andrea Cassani (Università degli Studi di Milano) e di Enrico Fassi, l’attenzione si sposterà sulle cosiddette «democrazie illiberali», e cioè su quei sistemi politici che – come in particolare Ungheria e Polonia – anche nel Vecchio continente contestano esplicitamente alcuni dei principi liberali alla base dell’Unione europea.

Giovedì 11 aprile 2019, alle 15.30, il tema – affrontato da Gianluca Pastori (Università Cattolica), Paola Sartori (Istituto Affari Internazionali – Roma) ed Enrico Fassi – sarà invece la politica estera e di sicurezza dell’Unione europea.

Nel sesto appuntamento, venerdì 3 maggio, alle 15.30, l’economista Floriana Cerniglia e il giurista Andrea Santini si confronteranno sul dissidio tra «Europa delle regole» ed «Europa dei popoli», affrontando anche il tema cruciale dell’euro e delle implicazioni dell’unione monetaria.

Nell’ultimo incontro, martedì 7 maggio 2019, alle 14.30, Antonio Campati e Antonio Zotti ragioneranno infine sulla probabile composizione del prossimo Parlamento europeo e in particolare sulle diverse prospettive «euroscettiche» e «populiste» che si troveranno (problematicamente) a convivere nell’emiciclo di Bruxelles.



Gli incontri, destinati principalmente agli studenti del Corso di laurea in Scienze politiche e relazioni internazionali della Cattolica di Brescia, sono aperti al pubblico. La partecipazione è gratuita.



Il ciclo è patrocinato dalla Facoltà di Scienze politiche e sociali, dal Dipartimento di Scienze storiche e filologiche e dal Dipartimento di Scienze politiche.

Tutti gli incontri si svolgeranno presso la sede dell’Università Cattolica di Via Trieste 17.



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Il mondo in disordine – Seconda edizione

L’Europa al bivio

Sette incontri sulle sfide dell’Unione europea

Programma



Università Cattolica del Sacro Cuore

Via Trieste 17, Brescia





Mercoledì 6 marzo 2019, ore 12.30 - Sala della Gloria

La fine di un mondo. La deriva dell’ordine liberale

In occasione della pubblicazione del volume curato da Alessandro Colombo e Paolo Magri La fine di un mondo. La deriva dell’ordine liberale, Rapporto dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (Ispi) 2019.

Con Enrico Fassi (Università Cattolica), Alberto Varvelli (Ispi), Andrea Carati (Università degli Studi di Milano).

Introduce Damiano Palano



Giovedì 21 marzo 2019, ore 12.30

L'Unione europea e la sfida delle migrazioni: prospettive giuridiche e politiche

Con Enrico Fassi (Università Cattolica), Monica Spatti (Università Cattolica), Antonio Zotti (Università Cattolica)

Introduce Damiano Palano



Giovedì 28 marzo 2018, ore 14.00 - Sala Chizzolini

Il labirinto della sovranità. Sovranismi, democrazia ed esperienza personale
Con Paolo Costa (Fondazione Bruno Kessler – Trento), Alessio Musio (Università Cattolica), Damiano Palano (Università Cattolica)





Martedì 2 aprile 2019, ore 14.30 - Sala Chizzolini

Il fascino discreto della “democrazia illiberale”. Verso nuovi regimi autoritari?

Con Enrico Fassi (Università Cattolica), Andrea Cassani (Università degli Studi di Milano)

Introduce Damiano Palano



Giovedì 11 aprile 2019, ore 15.30 - Sala Chizzolini

L’Europa e il mondo. Le prospettive della politica estera e di sicurezza dell’Unione europea

Con Enrico Fassi (Università Cattolica), Gianluca Pastori (Università Cattolica), Paola Sartori (Istituto Affari Internazionali – Roma)

Introduce Damiano Palano



Venerdì 3 maggio 2019, ore 15.30 - Sala Chizzolini

La moneta della discordia. Europa delle regole o Europa dei popoli?

Con Floriana Cerniglia (Università Cattolica) e Andrea Santini (Università Cattolica)

Introduce: Damiano Palano

Martedì 7 maggio 2019, ore 14.30 - Sala Chizzolini

La sfida populista travolgerà l’Europa? Verso le elezioni europee

Con Antonio Campati (Università Cattolica), Antonio Zotti (Università Cattolica)

Introduce: Damiano Palano


lunedì 4 marzo 2019

La fine di un mondo. La deriva dell'ordine liberale. Una discussione sul Rapporti Ispi 2019 all'Università Cattolica di Brescia - mercoledì 6 marzo, alle ore 12.30




La fine di un mondo 
La deriva dell’ordine liberale
Rapporto Ispi 2019

Mercoledì 6 marzo 2019, ore 12.30
Università Cattolica
Via Trieste 17 - Brescia
Sala della Gloria

In occasione della pubblicazione del volume curato da
Alessandro Colombo e Paolo Magri 
La fine di un mondo. La deriva dell’ordine liberale 
Rapporto dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (Ispi) 2019.

Con Enrico Fassi (Università Cattolica) 
Alberto Varvelli (Ispi) 

Introduce Damiano Palano

Il rapporto 2019 dell'Ispi, curato da Alessandro Colombo e Paolo Magri, può essere scaricato gratuitamente dal sito dell'Istituto:

La presentazione del Rapporto Ispi 2019 apre il ciclo "L'Europa al bivio. Sette incontri sulle sfide dell'Unione europea", che si svolge tra marzo e maggio 2019 all'Università Cattolica di Brescia