venerdì 19 maggio 2017

I dialoghi interrotti di Schmitt. "Il nemico ritrovato" di Andrea Mossa






di Damiano Palano

Questa recensione al volume di Andrea Mossa, Il nemico ritrovato. Carl Schmitt gli Stati Uniti (Academia University Press, pp. 296, euro 24.00), è apparsa su "Avvenire" del 18 maggio 2017.

Nel 1947, dopo essere stato assolto dall’accusa di avere partecipato alla pianificazione della guerra in uno dei processi secondari di Norimberga, Carl Schmitt fece ritorno nella cittadina natale di Plettenberg. Qui visse per quasi quarant’anni una sorta di lungo esilio in patria. E commiserandosi, con un certo amaro compiacimento, definiva «San Casciano» il proprio rifugio. Non solo per richiamare il destino di Machiavelli, che dopo la restaurazione dei Medici si era ritirato a San Casciano, in Val di Pesa. Ma anche per accostare la propria avventura intellettuale a quella di San Cassiano di Imola, che, al principio del IV secolo, fu ucciso a colpi di stiletti dagli studenti cui aveva insegnato a scrivere. Anche Schmitt riteneva infatti di essere stato una vittima dei propri allievi, come era avvenuto per il martire cristiano. E, in particolare, riteneva che le attenzioni che gli Alleati gli avevano riservato dopo la fine della guerra fossero in gran parte responsabilità proprio di alcuni suoi ex-allievi, che – dopo la fuga dalla Germania e l’approdo negli Stati Uniti – lo avevano dipinto come un ideologo del regime nazionalsocialista e come l’ispiratore della politica espansionista di Hitler.

Effettivamente alcuni dei vecchi estimatori di Schmitt, una volta trasferitisi al di là dell’Atlantico, si erano trasformati nei suoi più energici accusatori. Probabilmente  la riflessione dell’antico maestro non fu però dimenticata da quei giovani che, nella Germania degli anni Venti, si erano formati sui suoi testi. Ed è a partire da questo sospetto che nel corso degli ultimi anni sono state proposte varie ipotesi sull’influenza ‘sotterranea’ che Schmitt avrebbe esercitato sul dibattito americano e su alcuni «dialoghi nascosti» di cui il giurista sarebbe stato protagonista (in particolare con Leo Strauss). Proprio all’esplorazione di queste relazioni è dedicato il bel volume di Andrea Mossa, Il nemico ritrovato. Carl Schmitt gli Stati Uniti (Academia University Press, pp. 296, euro 24.00). Pur rifiutando la tesi dei «dialoghi nascosti», Mossa riconosce che vi furono diversi «dialoghi interrotti», in particolare con ex-allievi come Waldemar Gurian e Otto Kirchheimer, o con intellettuali del calibro di Hans Morgenthau, Carl Joachim Friedrich e Sigmund Neumann, oltre che con Strauss. Ed esclude invece che il pensiero di Schmitt possa avere esercitato un’influenza significativa su economisti come Joseph Schumpeter e Friedrich von Hayek.

L’aspetto più originale del libro è però il tentativo di portare in superficie le tracce del «dialogo mancato» tra Schmitt e Hannah Arendt. In questo caso Mossa non si limita certo a segnalare che un simile dialogo non avvenne mai. Piuttosto, punta a dimostrare che per l’autrice delle Origini del totalitarismo il confronto con Schmitt fu fondamentale. Non tanto perché Arendt fosse ‘nascostamente’ schmittiana, quanto perché la sua riflessione sulla politica può essere considerata come una replica – in alcuni casi persino puntuale – alle tesi del giurista di Plettenberg. Ovviamente è quasi impossibile trovare prove inoppugnabili per sostenere questa tesi, e Mossa ne è consapevole. Le scarse citazioni di Schmitt (peraltro spesso singolarmente lusinghiere) che ricorrono nelle opere di Arendt sembrerebbero anzi escludere questa lettura. Ma esaminando a fondo la biblioteca della filosofa e i suoi quaderni di appunti, emergono prove piuttosto convincenti. Che mostrano per esempio come Arendt avesse metodicamente appuntato il Nomos della terra. O come le sue riflessioni sul fondamento della politica – destinate a confluire in Vita activa – fossero almeno in parte state concepite come una risposta a Schmitt. Ed è forse questa scoperta che può consentire di rileggere le pagine di Arendt da una nuova prospettiva. Magari anche provando a ipotizzare come sarebbe proseguito quel «dialogo mancato».  


Damiano Palano