venerdì 4 dicembre 2015

Crisi dei partiti, fine della democrazia? Una recensione di Ritanna Armeni a "La democrazia senza partiti"



Di Ritanna Armeni

Questo testo dedicato a La democraziasenza partiti (Vita e Pensiero, euro 12.00) è apparsa sul “Messaggero di Sant’Antonio” del dicembre 2015.

La crisi dei partiti è sotto gli occhi di tutti. Ma quasi nessuno si chiede quali possano essere le sue conseguenze per la democrazia. Essa nasce dall’esaurirsi del ruolo dei partiti così come lo abbiamo conosciuto nel Novecento. Non sono più i rappresentanti di interessi collettivi, seppure ‘di parte’, non sono più portatori di un’identità e, quindi, di importanti valori. La loro crisi si è manifestata con la fine delle ideologie e del rapporto sociale “di massa” che ha tanto contato nelle loro origini e nella loro esistenza. Oggi quelli che restano sono davvero molto diversi dalle robuste macchine che producevano idee e programmi e coinvolgevano milioni di uomini e di donne; si sono trasformati: sono “liquidi” o di “plastica”, fondati quasi esclusivamente sulla figura di un leader che tutto può. Nessuna nostalgia, sia chiaro: anche le vecchie organizzazioni erano piene di difetti, vizi e insufficienze, anche loro usavano spregiudicatamente il potere. E comunque non hanno saputo rispondere alle nuove domande dei cittadini e alle esigenze di una società moderna. Ma grazie a loro la democrazia ed europea è nata e fino a un certo punto si è rafforzata. E ora? 
Damiano Palano nel suo bel libro La democrazia senza partiti (ed. Vita e Pensiero), pone la domanda senza mezzi termini.  Possibile mantenere un assetto democratico senza quei soggetti (i partiti) che, come ha detto il filosofo Norberto Bobbio, sono “gli organi motori dello stato democratico”?. Oppure dobbiamo pensare che la loro fine corrisponda a quella della democrazia così come si è intesa in Europa almeno dal dopoguerra? Non è una domanda astratta. I nuovi partiti, quelli liquidi, mantengono una presenza forte nelle istituzioni. Questa presenza, privata del legame ideologico e sociale, è sicuramente tra le cause che determinano la loro trasformazione in gruppi d’interesse, corporazioni e alleanze di potere, che provocano scandali e malcostume e possono (c’è chi dice che il processo è già iniziato) limitare fortemente la democrazia. Per questo sarebbe necessario costruire moderne organizzazioni democratiche che aiutino la formazione di una volontà popolare, nuovi luoghi in cui i cittadini contino, anche fuori dai canoni novecenteschi.
Nella lunga agonia dei vecchi partiti e nella moderna società “liquida” nessuno si è ancora misurato con questa possibilità. I tentativi di usare a questo fine i social network si sono rivelati spesso astratti. Il problema è quindi tutto aperto. “Non è impossibile, anche se solo per via ipotetica – scrive nel suo saggio Palano – immaginare il profilo di una sorta di ‘Principe postmoderno’ che, pur aderendo per isomorfismo ad una società liquida, sia in grado di riconquistare una cultura politica capace di incarnare la vocazione incisa nella stessa parola ‘partito’: la vocazione di dare voce alla ‘parte’, di dare forma alla società, di costruire identificazione in grado di durare nel tempo, di alimentare l’immaginario democratico modificando i confini del ‘tutto’”. Non è impossibile, è vero, ma ancora non ce n’è traccia. E nel frattempo la democrazia s’indebolisce o si trasforma.

Ritanna Armeni


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