martedì 23 dicembre 2014

Gli scritti di Cesare Lombroso per il "Corriere della Sera" (1884-1908). In libreria un volume curato da Damiano Palano




Da alcuni giorni è disponibile in libreria il volume

a cura di Damiano Palano
Fondazione Corriere della Sera, Milano, pp. 608, euro 16.00

Il volume, che esce nella collana "Carte del Corriere", raccoglie gli scritti che Cesare Lombroso pubblicò sulla testa milanese nell'arco di un quarto di secolo, dal 1884 fino al 1908, pochi mesi della morte. Nel volume sono inoltre accolti altri testi di autori "lombrosiani" - come Augusto Guido Bianchi, Guglielmo Ferrero, Enrico Morselli, Scipio Sighele - che, a cavallo fra Otto e Novecento, contribuirono a popolarizzare le categorie dell'antropologia criminale e a costruire, forse più che un approccio scientifico al fenomeno criminale, un nuovo immaginario. 



Attraverso il «Corriere», Cesare Lombroso (1835-1909) fece scuola. In senso proprio, ospitando i contributi dello studioso e dei suoi allievi, le colonne del quotidiano giocarono un ruolo importante nella battaglia intorno alle nascenti scienze sociali. In senso più esteso, le ricerche lombrosiane sulle connessioni tra genio e follia, sull’atavismo, sulla malattia mentale, sui fenomeni ipnotici aprirono la strada a un nuovo modo di affrontare la cronaca nera, contribuirono alla nascita del romanzo giudiziario, forgiarono un immaginario capace di imprimersi profondamente nella memoria collettiva. Se il suo pensiero risulta oggi “figlio del suo tempo”, e appare a noi spesso inattuale, gli esiti della sua popolarizzazione, soprattutto attraverso la stampa quotidiana, furono apprezzabili e di lunghissimo periodo, muovendosi sul crinale, sottilmente sfumato, fra scienza e letteratura.


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