mercoledì 31 agosto 2011

Rileggere "La Lotta politica in Italia" di Alfredo Oriani

di Damiano Palano

«Questo libro attenderà il suo lettore». Quando Alfredo Oriani decise di porre la frase di Keplero in apertura alla Lotta politica in Italia. Origini della lotta attuale (476-1887) – pubblicata nel 1892 e in questi giorni riproposta dall’editore Aragno – forse presentiva il cammino accidentato che l’opera avrebbe avuto. In effetti, la fortuna editoriale sarebbe arrivata molti anni dopo. E avrebbe seguito un itinerario tutt’altro che lineare.
Al momento della pubblicazione della Lotta politica, Oriani (nato nel 1852) aveva alle spalle alcune prove narrative accolte con sostanziale disinteresse dal pubblico e dalla critica, oltre che una produzione saggistica di cui Fino a Dogali (1889) era stato probabilmente l’esito più fortunato. Proprio dalla saggistica Oriani sperava d’altronde di poter ottenere il sospirato riconoscimento. E per questo si gettò a capofitto nella stesura di un’opera singolare come La lotta politica, il cui obiettivo – dichiarato fin dal sottotitolo – consisteva nel portare alla luce le cause della crisi che lacerava l’Italia post-unitaria. Ma, per raggiungere una piena comprensione della crisi, Oriani si spingeva molto a ritroso nel tempo, coprendo un arco storico estremamente vasto.
Oriani riteneva che La lotta politica potesse soddisfare un «bisogno nazionale» sempre più forte. Ma l’opinione dell’editore Treves dovette essere differente, dal momento che rifiutò il manoscritto, soprattutto a causa degli ultimi capitoli, in cui si dipingeva per l’Italia un destino di espansione coloniale. Oriani escluse qualsiasi ipotesi di modifica, e decise così di pubblicare a proprie spese il libro, che uscì presso l’editore Roux nel 1892. L’opera fu accolta però dalla più totale indifferenza. E lo stesso scrittore raccontò molto più tardi a Luigi Federzoni di avere svenduto le ultime trecento copie a un «libraio da panchetto».
La vera riscoperta di Oriani avvenne in effetti solo dopo la sua morte, avvenuta nel 1909. Fu Benedetto Croce a dare avvio a un fenomeno che divenne rapidamente un caso letterario. Proprio Croce vide infatti in Oriani – soprattutto nell’autore della Rivolta ideale (1908) – un originale precursore della rinascita dell’idealismo, e scorse inoltre nella Lotta politica l’esempio di una «storia fuori dei partiti politici, governata dall’imparzialità». Tanto che, ai suoi occhi, il libro di Oriani costituiva «un ottimo punto di partenza per giungere a una chiara visione comprensiva della storia d’Italia».
Lo stesso Croce propose all’editore Laterza la ristampa di alcune delle opere di Oriani. E il successo dell’operazione fu tale che ben presto tutti i suoi scritti – anche quelli decisamente meno riusciti – furono riproposti a un pubblico che, questa volta, li accolse entusiasticamente. La lotta politica in Italia non ebbe una sorte differente. A riproporre il monumentale volume di Oriani furono però, già nel 1913, le edizioni della «Voce» di Prezzolini. Il notevole successo registrato dalla nuova pubblicazione segnalava un mutamento radicale nel clima intellettuale, all’interno del quale le componenti espansioniste del pensiero di Oriani dovevano essere ulteriormente esasperate. L’autore della Rivolta ideale assunse così rapidamente i tratti dell’«anticipatore» del nazionalismo. E, in seguito, Mussolini – che peraltro riprese dallo scrittore romagnolo il gusto per la retorica magniloquente – alimentò la visione di un Oriani «precursore» del fascismo, incaricandosi persino di curarne l’Opera omnia.
A quasi centoventi anni dalla prima edizione, La lotta politica non può certo trovare il lettore che Oriani si augurava. Forse, però, oggi si può riconoscere nella Lotta politica il primo esempio di una rilettura critica del Risorgimento (apprezzata fra l’altro da Gobetti e Spadolini), oltre che una prima formulazione di molti temi tuttora al centro del dibattito. Tra cui, soprattutto, la tesi di un Risorgimento segnato dal mancato incontro fra l’istanza mazziniana e la componente conservatrice della monarchia, all’origine della frattura fra «Italia legale» e «Italia reale».
Naturalmente, al lettore di oggi non possono passare inosservati gli eccessi polemici e persino le contraddizioni della Lotta politica. Ma d’altro canto, come scrive Lorenzo Ornaghi nella Postfazione, «la biografia della ‘grande opera storica’ di Oriani, se è un tassello essenziale dell’autobiografia d’Italia, lo è proprio in quanto le sue pagine – assai più (e ancor prima) di rispecchiare molte delle antinomie della storia unitaria – costituiscono esse stesse un’antinomia». E proprio per questo, La lotta politica ci conferma, ancora una volta, le difficoltà di fare in modo che – ieri come oggi – «una ‘memoria’ la più possibile condivisa e custodita orienti lo sguardo del Paese sul proprio comune futuro».

 Damiano Palano



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